Raccolta dei documenti della ristrutturazione

Il blog per raccogliere la storia della ristrutturazione della "Cà d'la Lunga" a Corteranzo, con foto, idee e documenti utili per chiarire cosa vogliamo realizzare.

venerdì 30 settembre 2011

Bagno, prima raccolta di idee

È noto che gli uomini non capiscano nulla di bagni, quindi non vedo perché dovrei cacciarmi nel guaio di proporre delle immagini utili. Ritengo però opportuno dare il mezzo giro di ruota all'argomento, perché tra un mese potrebbe essere utile avere le idee chiare, quantomeno.
Questo viola è il primo in assoluto che abbiamo notato, per le pareti a smalto e il lavandino in pietra: l'asse di legno c'e l'abbiamo, dono del nonno Alfredo.
Questo è un po' più scontato, con piastrelle. Di sicuro non voglio tende che fanno gocciolare acqua dappertutto.
Di questo (a sinistra) apprezziamo il bicolore e l'ambientazione anni quaranta. Mi ricordo il bagno della casa di Montevecchia di mia zia Giovanna, esattamente così, ma con una rubinetteria inglese anni '30 che era un capolavoro.
Questo in muratura è semplice da realizzare e lo scaffale da movimento al locale. Il soffitto sarà proprio così al primo piano, quindi è una buona ispirazione: specialmente se mettessimo il lavandino doppio, con una delle due vasche sotto la finestra. Mentre si guarda Il monte Truccone, ci si purifica le mani.
Questo è indicato per il colore, non per i sanitari che sarebbero o introvabili o inavvicinabili.
Il mitico bagno di Guasco, con caminetto e vasca centrale nella stanza con vista su Odalengo Piccolo: bellissimo e inarrivabile.
Pietra, legno, specchi davanti alle finestre ... Esagerato, però è originale.
Sempre in muratura, pavimento in cotto, persiane interne ... Mica male l'idea per il riciclo ...
Sempre bello questo colore rosso pompeiano, con piano in pietra e vasca grande.
                                    
Difficile da realizzare il bicolore, ma fa bello. Sconsigliata la perlina in legno perchè ferma molta umidità.
Per colori (cotto e color calce) e semplicità questa soluzione è ok, ma non va bene il sanitario moderno.
Bello il colore verde accostato con la vasca in marmo rosso, ma scomodissima nell'angolo.
Invece questo è bellissimo. Pietra, calce, il quadro sopra il lavandino... Elegante. Poco pratico.
                                                   
Questa è la rappresentazione della semplice fila di mattonelle sopra il lavandino che piace ad Ale.
Riassumo: cotto, calce alle pareti finite con un flatting, fila di piastrelle colorate sopra lavandino, doccia in vetro con mattonelle color neutro (grigio beige della calce), sanitari decò. Se possibile piano in legno o muratura con vasca appoggiata in pietra, ma come combinare con sanitari vecchio stile?

sabato 24 settembre 2011

Le viste

Questo è quello che si può apprezzare affacciandosi alla finestra della cucina ... clickare per credere:








Questo è quanto si vede a est, dal terrazzo:

Questa è la casa, in tutto il suo sviluppo, ma con la Cecio e il Giorgino:

L'autunno nel Monferrato Casalese

Bellissimo video, in cui si vede anche come usare il torchio del nonno Alfredo. Così non ci sbagliamo.

giovedì 22 settembre 2011

Come potrebbe venire la facciata

Ispirati dal disegno di Lorenza, e per tirarci su un po' il morale, abbiamo provato a pensare a questa prospettiva della facciata:


In effetti, senza l'orribile antenna tv, con gli archi, il berceau, le vasche dei fiori, le fughe allineate e un po' di pulizia, il risultato finale sarà bellissimo.
Ecco prima e dopo la cura.

Sulla destra, a est

E sulla sinistra, a ovest.



sabato 17 settembre 2011

Viste di San Luigi

Il San Luigi deve essere visibile dalla sala, dalla cucina e dal bagno. 
Questa la vista dalla cucina e dal bagno. Va ripulito tutto.
 S. Luigi Gonzaga: presso il cimitero di Corteranzo. Appartiene al comune di Murisengo. Fu fatta erigere dai feudatari Giunipero. Attribuita su base stilistica a Bernardo Vittone da Francesco Gamarino, che trascrisse da una relazione di visita pastorale del 1836 un’epigrafe un tempo posta sopra la porta d’ingresso: «Piorum elemosinis – cura et laboribus – anno MDCCLX», datando quindi la costruzione al 1760 [Gamarino 1947, pp. 119-20]. Il Millon, seguito da Paolo Portoghesi e da altri studiosi, ne anticipò la data di esecuzione agli anni attorno al 1740, come opera giovanile, accostabile al santuario del Vallinotto (1738-39) e al progetto non realizzato per S. Chiara di Alessandria; la data 1760 riguarderebbe pertanto il tardo epilogo della chiesa [Millon 1959, p. 150; Carboneri 1963, p. 58; Portoghesi 1966, pp. 99, 221; Carboneri 1967, p. 21]. Ancora recentemente è stata confermata una datazione del progetto attorno al 1740 [Oechslin 2001, p. 283]. In una relazione del 1747 non si fa alcun cenno alla chiesa, al contrario della parrocchiale di S. Martino e della chiesa di S. Bernardo, mentre nel 1764 la chiesa di S. Luigi è detta «recenter aedificata». Sono ignoti il motivo del titolo e della localizzazione; il cimitero fu costruito nel 1833 e solo da tale data la chiesa divenne cimiteriale. Nel 1949 fu effettuato un restauro generale. Tra il 1947 e il 1970 furono sottratti vari arredi sacri, tra cui il tabernacolo, candelieri, inginocchiatoi e un quadro raffigurante S. Luigi, già presente nel 1764 [Fantino 1970; Castelli 1992]. Del 1993 è un progetto di restauro affidato all’arch. Attilio Castelli: risanamento della parte basale dell’edificio, rifacimento del pavimento e dell’intonaco, sostituzione degli infissi, restauro del portale e dell’altare, ritinteggiatura; lavori diretti dall’arch. Giovanni Deambrogio, terminati alla fine degli anni novanta. 

L’elegante chiesetta ricorda un tempio a pagoda, perché composta di quattro piani con tetti spioventi di larghezza digradante verso l’alto. L’esterno è in cotto a vista. Bella facciata leggermente concava segnata da quattro lesene che sostengono il timpano e inquadrano il portale, a sua volta contornato da una riquadratura sinuosa che si collega ad una cartella sopra la porta. Il frontone è fiancheggiato da due vasi di pietra e sormontato da una finestra rotonda con bella cornice. L’interno è a pianta centrale con schema triangolare, i cui vertici sono smussati da tre concavità absidali; queste sono delimitate dagli elementi di sostegno della cupola composti da sei colonne su fasci di lesene che reggono una bella trabeazione. Nel bacino della cupola sono presenti tre arconi che chiudono al sommo le absidi formando delle volte a conca traforate e delimitano tre pennacchi sferici in cui si aprono finestre rotonde. Sopra un cornicione circolare sostenuto dai tre arconi è impostata la cupola, costituita da sei archi incrociati a stella esagonale; nei triangoli sferici fra arco e arco vi sono sei finestre rotonde delle quali tre danno direttamente all’esterno e tre guardano fuori attraverso abbaini che illuminano le absidi sottostanti. L’esagono formato alla sommità dall’incrocio dei sei archi è la base della lanterna, costituita da un prisma esagonale con sei ampie finestre e coperta da una voltina ad ombrello[Gamarino 1947, pp. 118-19]. Nell’insieme all’interno si coglie uno spazio avvolgente che pare in movimento per il susseguirsi di dilatazioni e contrazioni dei volumi: incurvamento delle pareti, avanzamento delle colonne, schiacciamento dei pennacchi e conseguente deformazione degli arconi. Un senso di accentuata verticalità è dato dalla luce diffusa con un susseguirsi di spazi sovrapposti sempre più luminosi culminanti nella lanterna [Corti 1993, p. 22]. Notevole è l’analogia col santuario del Vallinotto, eretto dal Vittone all’inizio della sua carriera (1738-39): lo stesso schema di piante basate sul triangolo e sull’esagono, lo stesso sviluppo di piani e di ordini, la stessa cupola a stella esagonale e soprattutto lo stesso carattere bizzarro. Le differenze sostanziali si riducono alle diverse proporzioni: mentre la chiesa di S. Luigi misura m 16 di altezza, il Vallinotto è alto circa il doppio, e grazie a queste più ampie dimensioni ha un sistema di cupola più complesso e ricco di elementi decorativi [Gamarino 1947, p. 120].

Bei dettagli

Voglio raccogliere qui un po' di foto di alcuni dettagli della casa, raccolte con una luce discreta nella visita di stamattina:
A destra della porta di entrata della sala, compare un bel pezzo di tufo incastonato tra i mattoni di cotto antico: un po' annerito dall'incendio, dimostra l'estro dei contadini nel costruire con quello che capitava a portata di mano.
Il tinello con la sua bella finestra grande, le travi in legno, archi e voltini in cotto, si rivela come una delle stanze più eleganti della casa.
La stanza di Francesco con il camino e il mosaico delle pietre è veramente particolare.
Anche il bagno, con la sua porta ad arco e la finestra con l'architrave in legno, dimostra una gran classe.
Il tetto in legno, a vista e molto alto nel colmo, da molto respiro al bagno. Molto piacevole.






Il vecchio torchio del nonno Alfredo


Camillo e Alfredo Calvo avevano comprato un torchio in ghisa per spremere l'uva e farsi il vino. Giuseppe si ricordava quando A FORZA DI BRACCIA lo hanno portato in cantina, con il rischio di ammazzarsi. Perchè ammazzarsi? Molto semplice, il torchio peserà qualche quintale (Rino sostiene almeno 6) e a gran fatica, con l'uso dello scavatore, Rino con i suoi 3 uomini robusti è riuscito a tirarlo fuori ... per fare bella mostra di sé sotto il portico e tornare all'onore del mondo. Ecco la storica operazione:



Finalmente la facciata libera!

Ecco l'aspetto della cascina senza il ricovero di destra:
Molto più ariosa, in grado di offrirci una vista a 180° verso Murisengo e Villa Deati ...
 ... e con una circolazione dell'aria migliore dal fondo della valle che porta a Sant'Antonio.
Ci sono voluti due giorni di lavoro per smontare il tetto e per fortuna i muratori sono riusciti ad evitare di essere punti da vespe e calabroni perchè c'erano nidi a centinaia. Una bella pulizia. Certo questi muri erano fatto con poco cemento, guardate un po':

giovedì 15 settembre 2011

Investire nel Monferrato per sfruttare l’occasione dell’EXPO 2015 di Milano

Sabato all'Enofila si parla di Monferrato ed Expo 2015 Gazzetta d'Asti.it

Tra gli argomenti in discussione, le reali opportunità che il territorio monferrino e l’industria vinicola e turistica possono cogliere dalla grande iniziativa commerciale milanese.

mercoledì 14 settembre 2011

Colori e combinazioni per la sala al primo piano

La combinazione di colori con la parete a vista comprenderebbe il grigio a calce, con legno grezzo come parquet.
Oppure il legno grezzo con pareti bianche.
Oppure grigio calce, bianco e legno.
Calce scuro e legno... Come questo sotto.
Calce chiaro e legno come questi due, di cui è notevole la seconda soluzione anche per il camino disassato.
Un altro beige calce e legno chiaro, seguito da una combinazione con pietra a vista, vicina a quello che potremmo trovare sotto l'intonaco della parete esterna del "blocco 1850"
Oppure quest'ultima giocata sul grigio calce, ma è freddo.
Questo è il bianco con un pavimento troppo rosso per i miei gusti, un po' da montagna, ma l'illuminazione radente della parete a vista è quella giusta.
Quest'altra illuminazione radente, ma dal basso, è altrettanto bella.
Per il camino si può prendere anche altri spunti: 1) parallelepipedo tutto bianco, senza cotto o 2) con la cornice in pietra o 3) stock della legna laterale, tutto in bianco, con legno chiaro.
Per le colonne, qualora ce ne fosse il bisogno (di sicuro al piano inferiore), le si può immaginare grezze oppure ingentilite ...
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