Raccolta dei documenti della ristrutturazione

Il blog per raccogliere la storia della ristrutturazione della "Cà d'la Lunga" a Corteranzo, con foto, idee e documenti utili per chiarire cosa vogliamo realizzare.

martedì 7 maggio 2013

4. Il Ciabòt


“Per Giove, Signor Conte, non sapevo della sua stima per i precedenti signori del Monferrato” balbettò di sorpresa il medico di fronte alla audace dichiarazione politica. “Pueh! Baciapile” pensò il Conte, il “preteso flemmatico”. Ma si corresse, meglio non fidarsi, neanche del medico.
“Ah! Signor mio! Re Carlo con le sue ambizioni ci porterà ben più lontano dei Duchi” Si corresse con opportunità “Ha ben altra visione, ben altro spirito, ben altra volontà di emergere! e non sarà così sventato come i Gonzaga da sparire come - prima o poi - faranno tutti gli altri staterelli sotto il tallone degli stranieri!” Vaticinò, tirando una gran pacca al pomolo della sella, come se non fosse stato sufficiente il tono perentorio che aveva usato.
E – come spesso gli accadeva nei suoi repentini cambi di umore - con uno sguardo a mezzogiorno verso la chiesa parrocchiale di San Martino, pensò all’appetitosa lepre vista la mattina in una larga teglia, con carote cipolle sedano e affogata in una buta della sua grissa.
“Venga Dottore, venga, torniamo a casa” e voltò il docile Norico, acquistato da un mercante Walliser di sua conoscenza. Costui gliela aveva venduto con un banale “Buono cafallo, grante forza di tirare aratro, schöne Lasttier”. Il Walliser, che a sua volta lo aveva comprato al di là delle Alpi da ladini, era fine e sensibile come una gnocca di terra secca e non poteva sapere che - così dicendo - colpiva la fantasia del Conte, eccitata dai discorsi del Weston sulla superiorità dei cavalli nel tirare l’aratro: ma una volta provato il baio, la sua buona disposizione, la sua sufficiente nevrilità, la comodità della sua groppa sotto il suo poderoso deretano, aveva cambiato prontamente idea.
Dopo pochi metri, giunti al punto dove si dipartivano i tratturi che menavano dalla sella - attaccatura del bel seno di Gaia - ad est sotto il Rivasso, prezioso scrigno di tartufi, e ad occidente al Puss Salà - indegna fonte risorgiva torbida, spesso causa di dissenterie tra i bambini del paese … ragione che lo aveva spinto allo scavo di nuovi pozzi per la raccolta dell'acqua piovana – il Conte riguardò il viottolo slargato dal continuo passaggio degli operai in mezzo al campo d’erba medica, sperimentazione formidabile di rotazione delle colture. A sinistra del campo, una dura sella di arenaria, emersa come la schiena di un bue, biancastra, cinta a nord, dove la china andava in ombra, da menta profumata. Su quel pezzo di arenaria asciutto stava un ciabòt, una capanna di contadini migranti, coperto di paglia.
Una donna, con i capelli legati in una fazzoletto scuro, vestita di una tunica di canapa ocra, come la terra, con uno scossale - non privo di eleganza - con una foggia tonda e una fascia alta che la cingeva, mettendo in mostra una vita non ancora sfiancata dal lavoro e dai figli. Muovendosi sui piedi nudi, secchi e nervosi, stendeva su bassi alberi di bosso candide lenzuola ricamate, appena tratte da una larga caldera, con l’aiuto di una ragazzina in una tunica sdrucita. La donna, oltre a lavorare nelle vigne, faceva la lavandaia per il Conte e gli rivolse uno sguardo rapido, un sorriso e un rapido inchino della testa, con una confidenza sorprendente per una umile contadina.
“Ma chi è, Signor Conte, quella donna?” chiese il dottore, dopo un attimo di silenzio, incuriosito sia dall’atteggiamento confidenziale, sia da una ciocca di capelli biondi che sfuggivano alla cuffia.

(segue)

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